12 Marzo 2019
La sanità italiana è stata fino al 1992 contraddistinta dalla presenza del medico di famiglia (o di medicina generale) che esercitava sia in ospedale in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale, sia presso il proprio ambulatorio privato sul territorio.
Nell’anno sopra citato la situazione è però cambiata; è stata infatti introdotta la figura del medico ospedaliero a tempo pieno, professionista con la possibilità di esercitare privatamente in regime di intramoenia (ossia all’interno delle mura dell’ospedale) ma in orari extra rispetto a quelli previsti dal contratto con la struttura sanitaria.
Da qualche tempo si parla di una proposta legislativa avanzata dalla Regione Toscana e incentrata sul ritorno, per i medici ospedalieri, alla sola attività in corsia. Sono infatti numerose le voci contrarie all’approccio intramoenia, più volte accusato di aver distolto i professionisti dall’impegno nella sanità pubblica e di aver favorito invece le prestazioni private.
Questo possibile cambiamento, del quale si è discusso molto, secondo alcuni operatori del settore dovrebbe essere integrato con un ritorno al passato. Numerosi medici auspicano infatti la reintroduzione della figura del medico generico impiegato sia come medico della mutua, sia come professionista in ospedale.
Medico generico: l’importanza della sua attività su due fronti
I fautori del ritorno alla situazione ante 1992 della sanità italiana fanno leva soprattutto sulla figura del medico generico come ponte tra il contesto ospedaliero e il territorio. L’obiettivo di questa richiesta è quello di aggiornare il Sistema Sanitario Nazionale che, sia sulla scia della crisi, sia su quella dei cambiamenti sociali, è mutato radicalmente faccia negli ultimi anni.
Per venire incontro alle esigenze mediche di una società profondamente diversa da quella del 1992 (per capirlo basta pensare al progressivo invecchiamento della popolazione) è per molti basilare la comunicazione tra ambiente ospedaliero e professionisti che lavorano sul territorio.
Questo scambio di competenze ed esperienze è considerato uno dei cardini da cui partire per la costruzione di una sanità italiana equilibrata, in grado di fornire agli utenti il valore di una formazione medica multidisciplinare e di riportare tra le corsie dell’ospedale una visione d’insieme della medicina, andando così oltre alle visioni ultra specialistiche considerate oggi la norma.
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